“Fermate il razzismo”: l’appello di preti, suore e operatori della Chiesa ai vescovi italiani

News, primo piano - 17 luglio 2018

VATICAN INSIDER – «Rifiuto, paura degli stranieri, razzismo, xenofobia». La comune preoccupazione per l’aumento, in Italia come in Europa, di «una cultura» così tanto marcata da tali fenomeni ha mosso la mano di 110 rappresentanti del mondo ecclesiale che hanno preso carta e penna e inviato ad ogni singolo vescovo della Conferenza episcopale italiana una lettera per sollecitare un intervento più incisivo – per certi versi, più “politico” – a favore dei migranti. 

A firmarlo sono parroci e direttori Caritas, docenti di Università pontificie e responsabili degli Scout, suore di Congregazioni religiose e operatori laici delle diocesi. Il loro obiettivo è esortare i pastori ad andare oltre le pubbliche denunce e gli appelli vigorosi pronunciati in discorsi e omelie e fare qualcosa di più, attivarsi in opere concrete, dare un segnale.

Nella lettera – diffusa sulla piattaforma della onlus “Cercasiunfine” che nelle ultime 48 ore ha continuato a raccogliere firme – non si fanno nomi e cognomi, ma si mettono in guardia i vescovi da chi, «persino rappresentanti di istituzioni», fa crescere questa cultura ostile venata da esclusione, razzismo e xenofobia.

«In questo contesto – si legge nel testo – sono diversi a pensare che è possibile essere cristiani e, al tempo stesso, rifiutare o maltrattare gli immigrati, denigrare chi ha meno o chi viene da lontano, sfruttare il loro lavoro ed emarginarli in contesti degradati e degradanti. Non mancano, inoltre, le strumentalizzazioni della fede cristiana con l’uso di simboli religiosi come il crocifisso o il rosario o versetti della Scrittura, a volte blasfemo o offensivo».

Certo ai vescovi Cei non si può rimproverare una mancanza di intervento in questi ultimi anni sui temi di accoglienza e integrazione dello «straniero» e del «diverso», sulla scia di Papa Francesco e dei suoi reiterati richiami a favore dei migranti. Gli stessi firmatari lo riconoscono citando in particolare il cardinale Segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, e il presidente dei vescovi, il cardinale Gualtiero Bassetti, quali voci “chiare” della Chiesa sul fenomeno migratorio.

Ma evidentemente un limite è stato superato se “dal basso” del corpus ecclesiale italiano si è deciso di far fronte comune e cercare un maggiore sostegno da parte dell’episcopato italiano. «Restano ancora poche le voci di Pastori che ricordano profeticamente cosa vuol dire essere fedeli al Signore nel nostro contesto culturale, iniziando dall’inconciliabilità profonda tra razzismo e cristianesimo», scrivono nella missiva.

«Un vostro intervento, in materia, chiaro e in sintonia con il magistero di Papa Francesco, potrebbe servire a dissipare i dubbi e a chiarire da che parte il cristiano deve essere, sempre e comunque, come il Vangelo ricorda». E non c’è nulla che potrebbe «fermare questo impegno profetico»: «Né la paura di essere fraintesi o collocati politicamente, né la paura di perdere privilegi economici o subire forme di rifiuto o esclusione ecclesiale e civile».

Certo non si dimentica il «grande lo sforzo delle nostre Chiese nel soccorrere e assistere gli ultimi, attraverso le varie strutture e opere caritative». Ma oggi «l’urgenza» non è solo «quella degli interventi concreti ma anche l’annunciare, con i mezzi di cui disponiamo, che la dignità degli immigrati, dei poveri e degli ultimi per noi è sacrosanta perché con essi il Cristo si identifica e, al tempo stesso, essa è cardine della nostra comunità civile che deve crescere in tutte le forme di “solidarietà politica, economica e sociale”», come recita l’articolo 2 della stessa Costituzione.

Tra i promotori dell’appello c’è Rocco D’Ambrosio, docente di Filosofia politica alla Pontificia Università Gregoriana, che spiega come esso sia nato «da un confronto spontaneo, dall’esigenza di richiamare tutti ai valori del cristianesimo».

Non è la prima iniziativa pro-migranti nata in seno alla Chiesa italiana: sei giorni fa un gruppo di preti e suore “di strada”, capitanati dal comboniano padre Alex Zanotelli, per anni missionario nelle baraccopoli del Kenya, poi operativo nel Rione Sanità uno dei più malfamati di Napoli, ha manifestato in piazza San Pietro avviando anche un digiuno a staffetta per protestare «contro le politiche migratorie» del nuovo governo e dell’Unione Europea che sembrano essere improntate sulla espulsione e l’esclusione. Soprattutto la manifestazione, ha spiegato Zanotelli, voleva essere un modo per dar voce a «chi non ha più voce in Mediterraneo» e perché chi oggi è «in Libia possa avere più voce domani».

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