Papa a Carpi: folla entusiasta. Azione Cattolica: slancio per il territorio

Papa Francesco a Carpi - 2 aprile 2017

RADIO VATICANA – Papa Francesco è arrivato questa mattina poco dopo le 9:30 a Carpi, per l’attesa visita all’Emilia colpita cinque anni fa dal sisma del maggio 2012. A bordo della ‘papamobile’ è giunto in Piazza Martiri per la celebrazione della Santa Messa, accolto da una folla entusiasta. Nel pomeriggio il Pontefice sarà a Mirandola, altro comune gravemente ferito dal terremoto. La nostra inviata Debora Donnini ha intervistato Alessandro Pivetti, presidente dell’Azione Cattolica diocesana:

R. – Di sicuro la presenza del Papa risveglia alcune forze che, nella fatica della ricostruzione, dell’affrontare giorno per giorno la quotidianità, a volte hanno bisogno di momenti forti di rilancio e di speranza. La sua presenza viene colta quindi come un momento fondamentale di ricarica, di rilancio. Durante il terremoto è scattata subito una grande solidarietà, un grande aiuto, poi – in realtà – col tempo ci si ripiega un po’ su se stessi e lo slancio finisce. Questa è una nuova e buona occasione per ripartire.
D. – Carpi ha ricostruito moltissimo, anche la Cattedrale è stata inaugurata sabato 25 marzo, dopo i lavori di restauro per il terremoto. A Mirandola, invece, il Duomo è ancora inagibile, come lo sono tutte le chiese. E’ un luogo, Mirandola, dove la gente ha sofferto molto e dove le ferite sono molto profonde, ci sono stati anche morti…
R. – Sì, io sono di una piccola frazione vicino Mirandola: la chiesa dove mi sono sposato un anno prima del sisma è completamente crollata. Nelle zone che noi qui a Carpi chiamiamo “della bassa”, zone di Mirandola e dintorni, anche se le case o le aziende sono ripartite e sono state ricostruite, i luoghi soprattutto parrocchiali sono ancora molto in difficoltà. Si sono tirati fuori vari espedienti, di fatto ci si arrangia tanto e ci sono bellissime realtà in cui donazioni oppure l’impegno stesso della Curia ha potuto rimettere in piedi altre strutture di legno, strutture antisismiche, ma per il patrimonio anche artistico antico che apparteneva alla nostra diocesi ancora c’è tanto lavoro da fare.
D. – Però c’è speranza che vengano presto ricostruite?
R. – Sì, c’è speranza che vengano ricostruite attorno alle comunità più vive, più presenti, in modo che possano tornare ad essere luoghi di ritrovo. Non lo credevamo prima, ma fa la differenza: avere una chiesa di pietre è bello, è fondamentale. Poi, è ovvio che ci si arrangia anche dentro una struttura tipo container, ma la situazione è differente.

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