Papa a Cesena: vero politico è martire al servizio del bene comune

RADIO VATICANA – La politica non dovrebbe essere né serva né padrona, ma “amica e collaboratrice”, capace di lavorare coraggiosamente per il “bene comune”, senza lasciarsi tentare dalla corruzione. La visita pastorale di Papa Francesco a Cesena, nel terzo centenario della nascita di Pio VI, ha preso il via con l’incontro con la cittadinanza, che lo attendeva in Piazza del Popolo. Un luogo emblematico, ha rimarcato il Pontefice, perché la “piazza è del popolo” e proprio in questi spazi “le aspirazioni dei singoli si confrontano con le esigenze, le aspettative e i sogni dell’intera cittadinanza”. Un luogo, insomma, dove “si impasta il bene comune di tutti”.

In una città “ricca di civiltà e carica di storia”, che ha dato i natali anche a Pio VII, il Pontefice ha messo a fuoco, ancora una volta, quale dovrebbe essere il volto vero della politica, non “asservita alle ambizioni individuali o alla prepotenza di fazioni o centri di interessi”. La vera ragion di essere della politica dovrebbe essere l’interesse dell’intera cittadinanza, da perseguire in modo responsabile e prudente, in modo tale da far “crescere il coinvolgimento delle persone, la loro progressiva inclusione e partecipazione”, senza lasciare “ai margini alcune categorie” e senza saccheggiare e inquinare “le risorse naturali”, che non “sono un pozzo senza fondo ma un tesoro donatoci da Dio perché lo usiamo con rispetto e intelligenza”.

Dinanzi a una piazza gremita, il Pontefice ha riconosciuto anche le diverse tentazioni alla quali non di rado il cuore dell’uomo cede, prima fra tutte la corruzione, “tarlo della vocazione politica”. “La corruzione – ha detto – non lascia crescere la civiltà”. Un buon politico deve mettere dinanzi a tutto il bene comune, anche dinanzi alle proprie idee, quando richiesto. “Il buon politico sempre finisce per essere un martire al servizio perché lascia le proprie idee ma non le abbandona, le mette in discussione con tutti per andare verso il bene comune”.

Ai protagonisti della vita politica bisogna “esigere coerenza d’impegno, preparazione, rettitudine morale, capacità d’iniziativa, pazienza e forza d’animo nell’affrontare le sfide di oggi, senza tuttavia pretendere un’impossibile perfezione”. Tutti, infatti, siamo imperfetti e tutti possiamo sbagliare. La bacchetta magica non funziona neanche in politica, ecco perché non ha senso “balconare” la vita aspettando che gli altri falliscano. “E’ un comportamento che non costruisce la civiltà”.

In una terra – la Romagna – tradizionalmente accesa di passioni politiche, Papa Francesco ha, infine, suggerito, ancora una volta, il dialogo, soprattutto con giovani e anziani: “i giovani perché hanno questa forza di portare avanti una cosa; e gli anziani perché hanno la saggezza della vita”. Il dialogo, quindi, come primo passo per costruire una società armonica, che non lasci indietro nessuno.

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