Papa ai giovani: andate a ‘missionare’, non escludete mai nessuno

RADIO VATICANA – La missione cambia lo sguardo di ognuno di noi, perché ci coinvolge in prima persona con chi soffre ed è nel dolore, scoprendo così il volto del Signore. Così il Papa al termine della mattinata nell’incontro, al Santuario della Madonna della Guardia, con i giovani della missione diocesana. Il Pontefice, parlando sempre a braccio, ha pure salutato i detenuti del carcere di Genova, che hanno seguito l’evento in collegamento televisivo. Il servizio di Giada Aquilino:

Vivere in missione, testardi nella speranza, con amore e coraggio, guardando la sofferenza e il dolore degli altri perché “Gesù è in ognuno di noi”. Questa l’esortazione di Papa Francesco ai giovani di Genova e delle altre diocesi liguri, nel Santuario della Madonna della Guardia, dove i ragazzi gli parlano della loro missione, quella dei giovani ai giovani, dal titolo “gioia piena”, nata dopo il Congresso eucaristico nazionale ospitato, come ricorda nel saluto il cardinale Angelo Bagnasco, l’anno scorso proprio a Genova. Si susseguono le domande, a partire da Chiara che saluta a suo modo il Pontefice:

“Che bello, Santità, averla qui”.

La ragazza chiede un consiglio su come essere missionari verso i coetanei, specialmente quelli che sono vittime della droga, dell’alcool, della violenza, dell’inganno del maligno. Il Papa invita a provare la vera gioia che “nasce dal cuore”: andare in missione, dice usando il termine “missionare”, significa “lasciarsi trasformare dal Signore” e guardare con occhi nuovi, non turistici:

“E’ una tentazione, per i giovani, essere turisti; ma non dico fare una passeggiata là o dall’altra parte: quello è bello! No: guardare la vita con occhi di turisti, cioè superficialmente, e registrare fotografie per guardarle più avanti. Questo vuol dire che io non tocco la realtà, non guardo le cose che succedono. Non guardo le cose come sono. La prima cosa che io risponderei, per vostra trasformazione, lasciare questo atteggiamento di turisti per diventare giovani con un impegno serio con la vita”.

È la missione che ci purifica, aggiunge:

“La missione ci coinvolge tutti, come popolo di Dio, ci trasforma: ci cambia lo sguardo, ci cambia il modo di andare per la vita, da turista a coinvolgersi, e ci toglie dalla testa quell’idea che ci sono gruppi, che ci sono nella Chiesa i puri e gli impuri: tutti siamo figli di Dio. Tutti peccatori e tutti con lo Spirito Santo dentro che ha la capacità di farci santi”.

Mai escludere, mai isolare, mai ignorare e anche mai aggettivare chi ci è accanto: la nostra società, spiega, tende a disprezzare l’altro, ma solo Dio può dare giudizi. Invita quindi a farsi prossimo, toccare con mano, il dolore degli ultimi:

“Amare è avere la capacità di stringere la mano sporca e la capacità di guardare gli occhi di quelli che sono in situazione di degrado e dire: ‘Per me, tu sei Gesù’”.

Questa, sottolinea, è la “pazzia” della fede, della Croce di Cristo, dell’annuncio del Vangelo. Esorta i giovani ad avere il coraggio dei navigatori liguri e a cercare la verità, stando attenti “a quello che ci vendono”, anche nei media: serve – prosegue – la capacità di guardare l’orizzonte, al di là dei “venditori di fumo”. Infine il pensiero, ancora una volta, ai migranti:

“E’ normale che il Mediterraneo sia diventato un cimitero? E’ normale che tanti, tanti Paesi – e non lo dico dell’Italia, perché l’Italia è tanto generosa – chiudano le porte a questa gente che viene piagata e fugge dalla fame, dalla guerra, e questa è gente sfruttata e questa gente viene a cercare un po’ di sicurezza? E’ normale? Se non è normale, io devo coinvolgermi perché questo non succeda”.

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