Il Papa ai bambini peruviani della Casa Piccolo Principe: voi siete le stelline che illuminano la notte!

Erano passate appena le 12, ora peruviana, quando Papa Francesco si è recato in visita alla Casa del Piccolo Principe, casa di accoglienza per minori soli e abbandonati. Ad accoglierlo emozionatissimi bambini, giovani e operatori dell’associazione che gestisce la struttura di accoglienza.

I bambini hanno eseguito una coreografia dedicata al Papa , poi è seguito il saluto del direttore della Casa e la testimonianza commovente di Dirsey, giovane ospite di 24 anni accolta dalla struttura: “Caro papa Francesco, il  mio nome è Dirsey. Ho 24 anni. La mia famiglia è originaria di questa regione di Madre de Dios.  13 anni fa persi i miei genitori e altri parenti, quando l’auto che li portò da Puerto Maldonado alla mia città di Iberia, cadde in un fiume. Non posso mai dimenticarli, ma nonostante la grande mancanza ho imparato a cavarmela senza di loro.” Poi l’ingresso nella casa: “Ricordo che il 15 agosto 2005, dietro lacrime e dolori, apparve una luce di speranza. Era la casa di San Vincente, ora Piccolo Principe, responsabile padre Xavier. Questa casa è stata subito pronta a darmi tutto il sostegno e l’amore, così come per altre ragazze o ragazzi orfani o vittime che, d’ora in poi, hanno formato la mia nuova famiglia.
Ringrazio i miei educatori e il piccolo padre per aver riempito questo vuoto in me. Grazie per questo amore incondizionato che ci fa sentire a casa, tutti, fino ad oggi.
Oggi risiedo nella città di Tacna, culminando nella mia carriera professionale in psicologia. Grazie ad una borsa di studio della nostra associazione Apronia ho iniziato a studiare. Per partecipare alla mia borsa di studio ho iniziato a vendere scarpe e ora lo gestisco esportando scarpe in Cile. Grazie a Dio, tutto sta andando molto bene e posso pagare la mia laurea in psicologia.
Oggi continuo a vendere scarpe, lavoro anche in una compagnia alberghiera e studio inglese.
Lasciate che il vostro messaggio è un faro di speranza e di riflessione in ognuno di noi in modo che, superando ogni dolore e le avversità, entriamo nella vita adulta ed essere gioiosi testimoni della bontà del Signore!

Al saluto della giovane è seguito quello del Papa: “Cari fratelli e sorelle, cari bambini e bambine, grazie per questa bella accoglienza e per le parole di benvenuto. Vedervi ballare mi riempie di gioia.
Non potevo andarmene da Puerto Maldonado senza venire a trovarvi. Avete voluto riunirvi da diversi alloggi in questa bella Casa “Il Piccolo Principe”. Grazie per gli sforzi che avete fatto per poter essere qui oggi.
Abbiamo appena celebrato il Natale. Ci ha intenerito il cuore l’immagine di Gesù Bambino. Lui è il nostro tesoro, e voi bambini siete il suo riflesso, e siete anche voi il nostro tesoro, il tesoro di tutti noi, il tesoro più prezioso di cui dobbiamo avere cura. Perdonate le volte in cui noi grandi non lo facciamo o non vi diamo l’importanza che meritate. Il vostro sguardo, la vostra vita esigono sempre un maggiore impegno e lavoro per non diventare ciechi o indifferenti davanti a tanti altri bambini che soffrono e si trovano in necessità. Voi, senza alcun dubbio, siete il tesoro più prezioso di cui dobbiamo prenderci cura.
Cari bambini della Casa “Il Piccolo Principe” e giovani delle altre case di accoglienza. So che alcuni di voi a volte sono tristi durante la notte. So che avete nostalgia del papà o della mamma che non c’è, e so anche che ci sono ferite che fanno molto male. Dirsey, sei stato coraggioso e lo hai condiviso con noi. E mi dicevi «che il mio messaggio sia una luce di speranza». Ma lascia che ti dica una cosa: la tua vita, le tue e le vostre parole sono una luce di speranza. Voglio ringraziarvi per la vostra testimonianza. Grazie perché siete luce di speranza per tutti noi.
Sono contento di vedere che avete una casa dove siete accolti, dove con affetto e amicizia vi aiutano a scoprire che Dio vi tende la mano e vi mette dei sogni nel cuore.
Che bella testimonianza quella di voi giovani che siete passati per questa strada, che ieri vi siete riempiti di amore in questa casa e oggi avete potuto costruire il vostro futuro! Voi siete per tutti noi il segno delle immense potenzialità che ogni persona possiede. Per questi bambini e bambine siete il miglior esempio da seguire, la speranza che anche loro potranno farcela. Tutti abbiamo bisogno di modelli da seguire; i bambini hanno bisogno di guardare avanti e di trovare modelli positivi: “voglio essere come lui, come lei”, sentono e dicono. Tutto quello che voi giovani potete fare, come venire a stare con loro, a giocare, a passare il tempo, è importante. Siate per loro, come diceva il Piccolo Principe, le stelline che illuminano la notte.
Alcuni di voi, giovani che ci accompagnate, provenite dalle comunità native. Con tristezza vedete la distruzione dei boschi. I vostri nonni vi hanno insegnato a scoprirli, in essi trovavano il loro cibo e la medicina che li guariva. Oggi siete devastati dalla vertigine di un malinteso progresso. I fiumi che hanno visto i vostri giochi e vi hanno dato da mangiare oggi sono insudiciati, inquinati, morti. Giovani, non rassegnatevi a ciò che sta succedendo. Non rinunciate all’eredità dei vostri nonni, non rinunciate alla vostra vita e ai vostri sogni. Mi piacerebbe invogliarvi a studiare: preparatevi, approfittate dell’opportunità che avete per formarvi. Il mondo ha bisogno di voi, giovani dei popoli originari, e ha bisogno di voi così come siete. Non rassegnatevi ad essere il vagone di coda della società, agganciati e trascinati! Abbiamo bisogno di voi come motore che spinge! Ascoltate i vostri nonni, apprezzate le vostre tradizioni, non frenate la vostra curiosità. Cercate le vostre radici e, nello stesso tempo, aprite gli occhi alla novità, sì… e fate la vostra sintesi. Restituite al mondo quello che imparate perché il mondo ha bisogno di voi originali, come realmente siete, non come imitazioni. Abbiamo bisogno di voi autentici, giovani fieri di appartenere ai popoli amazzonici e che offrono all’umanità un’alternativa di vita autentica. Amici, le nostre società molte volte hanno bisogno di correggere la rotta e voi, giovani dei popoli originari – ne sono sicuro –, potete aiutare moltissimo in questa sfida, soprattutto insegnandoci uno stile di vita che si basi sulla cura e non sulla distruzione di tutto quello che si oppone alla nostra avarizia.
Desidero ringraziare il padre Xavier, i religiosi e le religiose, le missionarie laiche che svolgono un lavoro favoloso e tutti i benefattori che formano questa famiglia; i volontari che regalano il proprio tempo con gratuità che è come balsamo rinfrescante sulle ferite. E inoltre ringraziare quanti rafforzano questi giovani nell’identità amazzonica e li aiutano a costruire un futuro migliore per le vostre comunità e per tutto il pianeta.
Bambini, con gli occhi chiusi chiediamo a Dio di darci la benedizione.
Che il Signore abbia pietà e vi benedica, faccia risplendere il suo volto su di voi, che il Signore abbia pietà e misericordia e vi colmi di ogni genere di favori, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen
Vi chiedo due cose: pregate per me e non dimenticate di essere le stelline che illuminano la notte.”

Redazione

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