Papa Francesco ascolta il grido della terra nelle parole degli aborigeni: “Il cielo piange”

Ad ogni latitudine, Dio abita nel fondo del cuore di ogni uomo. I popoli che vivono nella foresta Amazzonica fissano  lo sguardo in quello di Papa Francesco. Il momento più atteso di questo viaggio apostolico è arrivato : il Pontefice arriva a Puerto Maldonado, città a sud del Perù sulle sponde di Madre de Dios, un corso d’acqua che attraversa l’intera foresta amazzonica, e ad accoglierlo ci sono le comunità native e i popoli delle Ande. Un entusiasmo incredibile. Un giorno storico, il primo incontro diretto di Francesco con l’Amazzonia dedicato a tanti dei temi cari al Papa: le periferie, i poveri, le popolazioni indigene, la custodia del creato. Non è un caso, sarà in Vaticano il Sinodo Pan amazzonico convocato per il 2019.

E nel palazzetto dello sport Coliseo de Madre de Dios con quattromila rappresentanti dei popoli indigeni, Papa Francesco riceve il saluto di Mons. David Martínez de Aguirre Guinea: “Papa Francesco, sei venuto per ascoltare il grido della terra e il grido dei più poveri, sono i tuoi migliori interlocutori, e noi, i missionari, ci hanno insegnato a guardare il mondo dal loro punto di vista, e davvero, Santo Padre, sembra più fraterno, sembra più bello!”.

Gli indigeni  tra una danza tipica e l’altra, denunciano le imprese che nel corso dei secoli hanno saccheggiato le risorse del territorio senza farsi alcun scrupolo. Fra esse, quelle minerarie ansiose di prendersi ferro, carbone, bauxite e molti altri minerali di cui il sottosuolo amazzonico era e continua ad essere ricco. Così, anche nella foresta attorno a Puerto Maldonado, gli abitanti hanno incominciato a soffrire per lo snaturarsi e il perdersi delle loro tradizioni ed abitudini. “Siamo preoccupati”, queste le parole che ricorrono in ogni benvenuto rivolto dai rappresentanti delle popolazioni amazzoniche, al Papa. Preoccupati: per la natura che muore, le acque dolci che scarseggiano, i pesci che non ci sono più, gli alberi che non tendono più i loro rami verso il cielo. Chiedono istruzione ed attenzione per le tradizioni, rispetto e cura per la custodia del creato: “I popoli indigeni dell’Amazzonia vogliono dire a tutta l’umanità che siamo anche preoccupati perché la terra sta rovinando, perché gli animali si stanno riducendo, gli alberi stanno scomparendo, i pesci stanno morendo, l’acqua fresca si sta esaurendo a causa delle conseguenze dei cambiamenti climatici e la comparsa di malattie, epidemie e malattie. A causa di tutto ciò, il cielo è molto turbato e piange perché stiamo distruggendo il nostro pianeta. Se non avremo cibo, moriremo di fame. Insieme a tutti gli altri popoli dell’Amazzonia vogliamo dirvi: tutti noi ci prendiamo cura e proteggiamo la nostra terra per vivere in armonia.”

Poi è la volta di un’anziana Awajún che esprime le sue preoccupazioni per l’educazione dei giovani e al Pontefice rivolge un’accorata richiesta: “Caro papa Francesco, prega molto affinché l’Amazzonia non perda la sua conoscenza, le sue ricchezze, le sue culture e i suoi valori. Possa la tua preghiera motivare tutte le persone qui presenti e coloro che ci ascoltano in altri luoghi per prendersi cura della nostra natura, prendercene cura e rispettandole. Tutte le persone nel nostro mondo devono rispettare e prendersi cura della nostra natura”.
Dopo le testimonianze cala il silenzio, si attende la parola del Papa, ascoltata con attenzione e affetto; interrotto più volte dagli applausi di assenso, Francesco saluta ad uno ad uno i popoli originari dell’Amazzonia e i popoli delle Ande e loda Dio per “quest’opera meravigliosa dei popoli amazzonici e per tutta la biodiversità che queste terre racchiudono!” Sottolinea poi che non si può crescere “a ritmo dell’avidità“. Il canto di lode infatti si spezza quando “ascoltiamo e vediamo le profonde ferite che porta con sé l’Amazzonia e i suoi popoli. E ho voluto venire a visitarvi e ascoltarvi, per stare insieme nel cuore della Chiesa, unirci alle vostre sfide e con voi riaffermare un’opzione convinta per la difesa della vita, per la difesa della terra e per la difesa delle culture”. Il Pontefice poi fa un’analisi delle vicende che hanno portato alla sofferenza e allo sfruttamento delle terre e dei popoli; auspica un “dialogo interculturale in cui voi siate i principali interlocutori, soprattutto nel momento in cui si procede con grandi progetti che interessano i loro spazi”. Il riconoscimento e il dialogo saranno la via migliore per trasformare le antiche relazioni segnate dall’esclusione e dalla discriminazione.
Francesco sottolinea che esistono iniziative di speranza che sorgono nelle  realtà locali ed organizzazioni che si impegnano affinché gli stessi popoli originari e le comunità siano i custodi delle foreste “memoria viva della missione che Dio ha affidato a tutti noi: avere cura della casa comune. La difesa della terra non ha altra finalità che non sia la difesa della vita”. Questi popoli per il Papa sono oggetto di “un’altra devastazione” : la tratta di persone, la mano d’opera schiavizzata e l’abuso sessuale. La violenza contro gli adolescenti e contro le donne è un grido che sale al cielo: “Mi ha sempre addolorato la situazione di coloro che sono oggetto delle diverse forme di tratta di persone. Vorrei che si ascoltasse il grido di Dio che chiede a tutti noi: “Dov’è tuo fratello?”. Dov’è il tuo fratello schiavo? Non facciamo finta di niente. Ci sono molte complicità. La domanda è per tutti!” tuona Francesco.

Da sottolineare che Francesco ha espresso, a braccio, la necessità di “alzare la voce sulla pressione che alcuni organismi internazionali fanno su determinati Paesi perché promuovano politiche di sterilizzazione. Queste si accaniscono in modo più incisivo sulle popolazioni aborigene. Sappiamo che in esse si continua a promuovere la sterilizzazione delle donne, a volte senza che esse ne siano avvertite.
“Non siamo padroni assoluti del creato” e Francesco chiede che questi popoli non siano considerati una minoranza, ma autentici interlocutori. Si congratula con la chiesa peruviana per la promozione dei popoli originari: scuole, residenze per studenti, centri di ricerca e di promozione, Centri Culturali, spazi universitari interculturali, per la formazione dei giovani delle differenti etnie della nostra Amazzonia.
Incoraggia i giovani e il dialogo con tutti, chiedendo aiuto per “Vescovi, i missionari e le missionarie affinché si uniscano a voi, e in questo modo, dialogando con tutti, possano plasmare una Chiesa con un volto Amazzonico e una Chiesa con un volto indigeno.” Infine annuncia che in questo giorno a Puerto Maldonado si terrà la prima riunione presinodale verso l’assemblea sinodale del 2019.

“Prego per voi, per la vostra terra benedetta da Dio, e vi chiedo, per favore, di non dimenticarvi di pregare per me” ha concluso.

Nella terra della Madre de Dios di Puerto Maldonado, Francesco riunisce così intorno a sé dei figli sofferenti e porta nelle sue parole e nei suoi abbracci, l’amore del Padre.

Luisa Loredana Vercillo

Tags: