Sorellanza solidale e agapica in Vincenzina Cusmano

Riflessioni e Commenti - 5 giugno 2017

Papa Francesco ha recentemente autorizzato il riconoscimento delle virtù eroiche di Vincenzina Cusmano (Palermo, 1826-1894): sono grata a mons. Bertolone per aver scritto, (nell’articolo il cui link trovate a fine pagina), e da cui traggo, sulla vita di questa grande sorella nella fede.

Durante la seconda metà dell’Ottocento, mentre le vicende politiche si facevano burrascose e le progressive ondate del colera flagellavano vasti strati della popolazione, rimasta senza la madre, con la zia Caterina, la giovanissima Vincenzina Cusmano si assunse la responsabilità di prendersi cura del padre, della sorella e dei tre fratelli, tra cui Giacomo, oggi beato, il quale diverrà medico, sacerdote e fondatore di Istituti religiosi votati all’assistenza dei poveri e degli scartati dalla società.

Amante della preghiera, in una stanza di casa sua si era formata una cappellina, dove si ritirava spesso per pregare, e un cenacolo di spiritualità cristiana, composto da donne sensibili alla vita dello spirito. Una volta fondata dal fratello Giacomo, ormai sacerdote, l’Associazione del Boccone del Povero, nel 1867, la Serva di Dio è tra le sue più entusiaste e zelanti collaboratrici. Tra il 1878 e il 1880, assieme ad altre cinque donne che, già nel 1877, il Cusmano aveva riunito come “Sorelle di Carità per i Poveri”, si adopera per educare le orfane e preservarle da eventuali devianze, nonché per assistere materialmente e spiritualmente i poveri. Ecco la sorellanza solidale ed attiva, che suscita vita nei confronti degli altri, perché si diventa, scrive Bertolone “ madri-padri non dal punto di vista biologico, ma di generatività solidale e agapica, soprattutto a vantaggio degli scartati della vita”. Quante belle storie nella Bibbia,  nella vita  della Chiesa, di fratelli e sorelle che camminano insieme: perche’ non siamo figli unici nella fede e nemmeno figli e figliastri, ma fratelli e sorelle, donne e uomini che,  insieme, costituiscono “ l’humanum” nella sua interezza. Vincenzina fu messa a capo dell’Opera femminile, nel 1878, a seguito di un particolare avvenimento: si tratta di un sogno di Giacomo, nel quale la Vergine Santa gli confermava che l’Opera nascente era gradita al Signore. E anche qui rintraccio la “sorellanza” di Maria, nostra madre e sorella nella fede! L’Opera femminile delle Serve dei poveri, da Vincenzina retta in coordinamento e collaborazione con il ramo maschile, si diffuse rapidamente in tutta la Sicilia, grazie ad azioni di carità eroica. Ella andava questuando, con grande abnegazione, per la città di Palermo, chiedendo di porta in porta il “boccone del povero”, suscitando grande commozione tra la gente. Quelle donne pie e caritatevoli, componenti la comunità di San Marco ( il centro assistenziale più importante di Palermo) dal 1874, soccorrevano le orfane e svolgevano un enorme apostolato di carità, facendosi sorelle dei poveri.

Un tema caro ai movimenti delle donne è stato “ la sorellanza”: il termine indica il sentimento di reciproca solidarietà fra donne, basato su una comunanza di condizioni ed aspirazioni: personalmente, trovo praticata nella vita di Vincenzina Cusmano, e certamente nella vita di tante e tanti santi, una vera forma di sorellanza/fratellanza che, a partire dalla comune figliolanza divina, davvero significa ” mettere al mondo il mondo”, legando a Dio la vita e spendendola per l’avvento del Suo regno e della giustizia sociale.

Non è marginale che, nel Vangelo, avvenga proprio nell’incontro sorale tra Maria ed Elisabetta, entrambe incinte, la connessione definitiva del femminile alla salvezza: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!, e il giusto intreccio di maschile e del femminile, nel progetto di Dio, per la salvezza del mondo.

Anna Rotundo

Una riflessione a margine di un art. di mons. Vincenzo Bertolone leggibile qui: http://www.lafedequotidiana.it/vescovo-bertolone-la-serva-dio-vincenza-cusmano-esempio-carita-perfetta/

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