Niccolò ucciso in Spagna: i sogni dei giovani non diventino incubi

Riflessioni e Commenti - 17 agosto 2017

(Maurizio Patriciello per Avvenire) – Il padre di Niccolò in lacrime ti squarcia il cuore. Ha visto suo figlio partire per le vacanze, gli ha consigliato di essere prudente, lo ha abbracciato. Non avrebbe potuto immaginare di riaverlo nella bara. Ammazzato senza pietà da un giovane come lui. I due nemmeno si conoscevano, eppure le loro vite si sono intrecciate in un modo assurdo. Avevano raggiunto, come migliaia di altri coetanei, una località della Spagna, Lloret de Mar, volevano divertirsi. È giusto, si è giovani una volta sola nella vita. “Divertitevi ma non peccate” avvertiva san Giovanni Bosco.

Ma che cos’è il divertimento? E perché, sovente, si trasforma in sofferenza, carcere, lutto, morte? È lecito agli adulti dire una parola a riguardo? Riflettere è doveroso. Da parte di tutti. A rigor di logica si diverte veramente chi sa mettersi in sintonia con se stesso e con gli altri, regalando e regalandosi ore spensierate, serate leggere, all’insegna del riposo e della spensieratezza. Si diverte chi sa donare gioia. Un giovane dovrebbe divertirsi al solo pensiero di essere giovane. Il corpo, la mente, i muscoli gli obbediscono. Un giorno non sarà più così. Non solo, ma le scelte di oggi potranno – e di fatto hanno – conseguenze sugli anni che verranno. Il divertimento di questa sera, se è vero, non finto, non artificiale, deve farti stare bene anche domani. E la settimana prossima. Non hai bisogno di eccedere in niente per divertirti.

La sbornia di questa notte ti presenterà il conto da pagare al risveglio. E te lo consegnerà con gli interessi negli anni che verranno. Chi sa divertirsi seriamente lascia sereni anche i genitori a casa. Non è giusto, non è onesto, non deve accadere che il mio divertimento debba costare ansia, preoccupazioni a chi mi vuole bene. I cuori stanno a grappoli.

Nel progettare un viaggio, un fine settimana, una vacanza mi corre l’obbligo – per quanto umanamente possibile – di essere prudente, attento, previdente. Io lo so che l’ alcool e le droghe espropriano gli esseri umani da se stessi, dalla loro capacità di intendere e di volere. Un uomo ubriaco non è più padrone della sua volontà. Un giovane drogato può combinare guai di cui si pentirà per il resto della vita.

Una domanda si impone: perché mai tanti nostri giovani sentono il bisogno di ricorrere alla droga e all’alcool per divertirsi? Non basta la giovane età, la spensieratezza, l’aver raggiunto una località turistica rinomata? Non bastano il mare, la discoteca, le piacevoli compagnie? Non bastano il sole, la spiaggia, le passeggiate, le corse, le nuotate? “Tu chiamale se vuoi emozioni”, cantava Lucio Battisti. Ma che cosa sono mai queste benedette emozioni? E dove si nascondono? Possibile che per passare una notte spensierata occorra imbottirsi di sostanze che mettono a dura prova il corpo, la mente, la volontà, la sicurezza?

La scena del pestaggio del povero Niccolò è penosa e dolorosa oltre ogni limite. Il giovane toscano sta per essere ucciso sotto gli occhi di centinaia di coetanei, che restano a guardare. Spaventoso. Chiunque siano sono imperdonabili. Il fatto grave è che in questi luoghi gli avventori nemmeno si conoscono. Sono degli estranei che sfiorano altri estranei rimanendo estranei. La musica ad altissimo volume toglie ogni possibilità di dialogare, raccontarsi, comprendersi. I ragazzi parlano lingue diverse, vengono da culture diverse, storie diverse, esperienze diverse. In comune hanno solo la giovane età e la voglia di divertirsi.

Ma per divertirsi occorre imboccare la strada giusta. Se si va contro mano si rischia di compromettere la propria e l’altrui stupenda e fragilissima vita. Queste verità occorre ripeterle ad alta voce ai nostri ragazzi. Non mi convince l’ imbarazzo, la timidezza di noi adulti nel dire loro le cose come stanno. “Ho veramente fatto questo?” sembra che abbia detto il giovane ceceno diventato assassino la notte di ferragosto. Ha ucciso e nemmeno lo ricorda. Dove sta il buffone dell’altra sera? Dove si è cacciato il gradasso che ha strappato la vita al giovane toscano? Dov’è finito lo spaccone che metteva paura? In carcere avrà modo di piangere e pentirsi, ma Niccolò a casa non ritornerà mai più. Non si può morire così. Non si deve morire così. Senza motivi, senza ragione. Urge un patto educativo con i nostri giovani. È nostro dovere ma anche nostro diritto aiutarli a non trasformare i loro sogni in spaventosi incubi.

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