L’ultimo attacco di un teologo al Papa: Francesco insegna errori, va richiamato all’ordine!

Riflessioni e Commenti - 20 agosto 2017

ILSUSSIDIARIO – Nuova disputa all’interno della Chiesa cattolica sul medesimo argomento, la esortazione pontificia Amoris Laetitia, che ha provocato molti dissensi e richieste di chiarimento al papa anche da noti cardinali.

Una disputa che non si ferma: quanti ritengono che l’esortazione pontificia contegga insegnamenti contrari alla tradizione della Chiesa soprattutto su divorziati ed eucarestia, accusano poi il papa di non aver mai voluto rispondere alle loro richieste di cambiamenti. Gli altri invece dicono che non c’è proprio nulla da chiarire, che non c’è nessun tradimento dell’insegnamento della Chiesa e che il papa ha puntualmente risposto in molte sue dichiarazioni. Arriva adesso la notizia di un noto teologo domenicano inglese, Padre Aidan Nichols, autore di circa 40 libri di teologia e dal 2006 insegnante all’università di Oxford, primo cattolico dai tempi della Riforma ad avere questo onore. In una conferenza tenuta davanti a membri della chiesa anglicana, riporta il sito Catholicherald, il frate ha detto che l’esortazione papale ha portato a una situazione estremamente grave e che è necessaria una riforma canonica che impedisca ai papi di esprimersi in modo sbagliato. Insomma, “una procedura per richiamare all’ordine un papa che commette errori”. Parole estremamente gravi, quelle di Nichols, che dice anche che una tale legge sarebbe meglio applicarla dopo che il papa in questione ha lasciato il pontificato, per evitare contrasti troppo duri.

Cioè, una volta che Francesco sarà morto, si potrà cancellare tutto quello (di buono e di grande) che ha fatto durante il suo pontificato. Nel suo discorso il teologo si fa promotore di una negazione del ruolo di guida del papa, della sua infallibilità e del suo ruolo stesso: “La presente crisi del magistero romano è provvidenziale per richiamare all’attenzione dei limiti del primato papale” ha detto. Tra le parti dell’Amoris Laetitia che critica, il frate mette ad esempio un passaggio che, sembrerebbe, dice, mettere la vita monastica al di sotto di quella coniugale, una cosa che, spiega, il concilio di Trento ha definito eretica. Forse è la paura di perdere i suoi poteri di monaco? Quindi il fatto di concedere la comunione ai divorziati e risposati andrebbe totalmente contro l’insegnamento di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. In sostanza, dice ancora, l’intenzione di Bergoglio è quella di tollerare uno stato di vita uguale al concubinato. In sostanza, conclude, il fatto che il papa sia la guida della Chiesa non significa che è immune da compiere errori dottrinali. Un pericolo di scisma, conclude, è possibile anche se non subito, mentre è invece possibile che si diffonda una eresia morale nella Chiesa. Ci si chiede quale possa essere il vero obiettivo di queste critiche al papa. Noi, poveri comuni mortali, non lo capiamo proprio.

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