A che serve riprodurre la vita?

Riflessioni e Commenti - 31 gennaio 2018

FAMIGLIA CRISTIANA – Ha fatto molto scalpore la nascita di Zhong Zhong e Hua Hua, le prime due scimmie al mondo clonate con una tecnica analoga a quella usata per la pecora Dolly. La loro nascita, avvenuta rispettivamente otto e sei settimane fa, è annunciata sulla rivista Cell dai ricercatori dell’Istituto di neuroscienze dell’Accademia cinese delle scienze a Shanghai, è stata dichiarata molto utile per ridurre il numero di primati usati nella sperimentazione animale. L’idea di fondo è che utilizzando questa tecnica si possono ottenere numerosi esemplari di primati geneticamente omogenei permettendo così di ottenere risultati sperimentali più affidabili e facilmente riproducibili. Se si riduce la variabilità e l’errore statistico, si ridurrà anche il numero di campioni impiegati per fare le misure e, di conseguenza, il numero di animali sacrificati per ogni singolo esperimento.

Tuttavia, l’analisi non può ridursi a questi elementi perché la clonazione chiama in causa altre questioni. In primo luogo, clonare la vita, questa sorta di fotocopia genetica, è espressione di un modo alquanto ambiguo di capire la vita.

Se i processi biologici sono capiti come problemi quantificabili e ingegnerizzabili è allora possibile sviluppare un insieme di metodiche che possano modificare, mediante intervento tecnologico, i processi dell’ereditarietà, della riproduzione e/o della propria costituzione genetica agendo direttamente ad un livello molecolare. L’insieme di queste metodiche prende il nome di ingegneria genetica.

Appare evidente come con questi procedimenti tecnologici sia possibile intervenire nel processo architettonico della vita in tutte le diverse forme della sua esistenza: vegetale, animale e umana. In particolare da quando per la prima volta sono stati isolati i geni e si sono avute conoscenze adeguate sul codice genetico, è diventato possibile ipotizzare e pure avviare la ricerca dei possibili interventi su tale codice e si è pensato possibile un’applicazione diretta di tali tecniche all’uomo.

Il numero di possibilità tecniche di cui dispone l’uomo, solleva il problema del rapporto che deve sussistere fra la possibilità tecnica e la possibilità o liceità morale di applicare queste stesse tecniche.

Alcuni sostengono una sorta di neutralità etica del mondo della ricerca scientifica, rivendicando per il ricercatore ogni forma di autonomia o di libertà morale affermando che, in quanto ricercatore, questi sia soggetto solo alle leggi scientifiche del settore in cui opera e non alle leggi morali, che limiterebbero il suo spazio operativo, precludendo anche la possibilità di pervenire a risultati e nuove scoperte. Questa visione implica l’esclusione di questo settore dell’attività umana dall’ambito della valutazione morale: in maniera esplicita o implicita tale esito è il frutto del ribaltamento del rapporto gerarchico esistente fra il valore della ricerca scientifica e quello degli esseri interessati dalla ricerca, soprattutto quando si tratta di esseri umani, sui quali vengono a ricadere eventuali danni o che vengono sacrificati in nome del valore della ricerca stessa.

A ben vedere non esiste neutralità etica per un’azione di ricerca o di sperimentazione scientifica specie per l’ingegneria genetica e la clonazione: questa è finalizzata al raggiungimento di certi scopi, coinvolge altri esseri e provoca su di loro delle conseguenze. Tuttavia, rilevare uno statuto di non neutralità etica non significa automaticamente un giudizio morale negativo su di essa. Tale attività può risultare moralmente accettabile oppure moralmente riprovevole: compito della riflessione etica e moral-teologica è proprio l’elaborazione di tale giudizio.

Nel caso in questione quello che lascia molto dubbiosi sulla liceità è la reale utilità della clonazione. Clonare i primati è tutt’altro che un’operazione semplice ed economica e molto difficilmente si vede come possa essere una via praticabile per la ricerca medica ordinaria. Invece i primati sono geneticamente molto simili all’uomo e quello che is è ottenuto è di fatto un passo molto più vicino alla possibile applicazione di queste tecniche all’uomo. La reazione forte che si è registrata allora è proprio segno di queste ombre di scopo e di finalità che sembrano circondare questo annuncio. Quello che abbiamo ottenuto dove ci porterà?

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