Francesco di Sales: un pioniere dell’ecumenismo

Santi tra noi - 24 gennaio 2017

ZENIT – Francesco di Sales nacque a Thorens il 21 agosto 1567 e ricevette una solida formazione classica e spirituale presso la scuola dei gesuiti. Il padre, che desiderava per suo figlio una carriera giuridica, lo mandò a studiare in uno dei più prestigiosi atenei del tempo, l’università di Padova. In questo periodo della sua vita Francesco maturò la scelta della vocazione sacerdotale. Ricevuta l’ordinazione presbiterale il 18 dicembre 1593, fu inviato a svolgere il suo ministero pastorale nella regione del Chablais, un territorio caratterizzato da una alta presenza di calvinisti.

Francesco affrontò questa situazione con tanta diplomazia e saggezza, iniziando a tessere un dialogo rispettoso e proficuo verso coloro che accettavano il confronto ma anche verso coloro che si rifiutavano di affrontare un dialogo. Egli decise di pubblicare ed affiggere dei manifesti, dove esponeva le sue argomentazioni per le varie tematiche riguardanti vari aspetti della vita. Per questa ragione, Francesco di Sales è stato dichiarato nel 1923 patrono dei giornalisti.

Francesco di Sales è stato un illustre direttore spirituale, che sapeva scrutare le anime, proponendo sempre una riflessione adeguata alla situazione della persona, offrendo consigli per dare coraggio nella vita spirituale, ed aiutando a discernere e a compiere la propria vocazione nell’evangelizzazione e nel servizio dei fratelli.

Francesco di Sales fu nominato Vescovo di Ginevra nel 1602, proseguendo ed ampliando la sua azione pastorale iniziata da sacerdote, contribuendo insieme a Francesca de Chantal alla fondazione dell’Ordine della Visitazione, che ebbe il grande merito di promuovere la spiritualità del Sacro Cuore di Gesù.

Francesco di Sales morì il 28 dicembre del 1622. Fu beatificato nel 1661, canonizzato nel 1665 e proclamato Dottore della Chiesa nel 1887 da Papa Leone XIII.

Francesco di Sales è un santo che continua a risvegliare la fede della Chiesa. Egli diviene il modello di come intraprendere il dialogo ecumenico e interreligioso. Utilizzare i manifesti è stata una idea geniale e rivoluzionaria, perché consentiva una rapida diffusione dei suoi scritti ad una vasta popolazione scarsamente propensa al confronto.

Oggi ai cristiani è offerta la possibilità di usare la rete per diffondere il messaggio cristiano e combattere le tante ideologie pragmatiche che contrastano contro le verità della fede cattolica. Esistono varie forme di giornalismo cristiano che possono essere applicate verso il mondo della rete: il giornalismo dell’evangelizzazione, il giornalismo della testimonianza, il giornalismo della verità.

La fede nasce sempre dall’ascolto, l’ascolto richiede qualcuno che annunzi, e l’annunziatore del Vangelo ha bisogno della grazia. Oggi urge diffondere la grazia del Vangelo agli uomini assopiti e distratti dall’abuso dei social network, che tendono ad essere sempre più mezzi di infruttuoso esibizionismo e di malsane curiosità. Annunziare il Vangelo significa portare l’interezza del messaggio cristiano, per risvegliare gli uomini dal torpore della vita, invitandoli a riflettere sul significato della famiglia, sull’importanza dell’educazione dei figli, sull’assistenza alle persone anziane, sull’accoglienza dei bisognosi, sulla necessità del chiedere perdono e del dare perdono in ogni ambito dove si vive. In una sola parola evangelizzare attraverso la radio, la televisione, i giornali, e la rete significa portare il messaggio cristiano per mezzo di una parola di vita piena di speranza, di consolazione e di conforto.

La testimonianza è il prolungamento naturale dell’evangelizzazione. Offrire la propria testimonianza è sicuramente efficace quando siamo conosciuti di persona, quando la gente è informata sul nostro stile di vita. Questa è la testimonianza silenziosa che lascia parlare i fatti, lasciando mute le parole. Ma è possibile una altra forma di testimonianza, che consiste nel raccontare la propria esperienza, che non è detto che sia sempre una storia costellata di successi. Il racconto dei propri fallimenti, accompagnati dall’intervento della grazia di Dio, è un fare giornalismo che attira il lettore, perché abbatte le barriere dell’ipocrisia, elimina l’imbarazzo del sentirsi inadeguato, crea empatia con la persona anche se non la si conosce, ed infine ristabilisce la fiducia verso chi si ritiene l’unico che vive quella situazione di dolore e di fallimento.

La terza forma di evangelizzazione è quella di fondare ogni parola ed ogni gesto sulla verità. La libertà del giornalista non significa scrivere quello che desidera, e nemmeno poter trattare qualunque argomento arrogandosi il diritto di esporre qualsiasi opinione personale. Il dovere del giornalista è quello di tacere, quando non è sicuro della notizia che vuole pubblicare. Quando vengono riportate calunnie, menzogne, diffamazioni e disinformazioni il giornalista diventa portatore di odio, di violenza e di ingiustizia. Se alcune parole contribuiscono a risollevare l’animo, altre parole possono creare ferite dolorose alla coscienza. La verità della notizia è il principio del buon giornalismo, perché la verità restituisce quella libertà che la menzogna ha derubato, nascosto e profanato.

Francesco di Sales è il patrono dei giornalisti cattolici, perché ha saputo coniugare in modo mirabile l’evangelizzazione, la testimonianza e la verità, incarnandoli all’interno di uno scritto e nell’opera della direzione spirituale verso le persone che ricorrevano a lui. Lo scrivere e il parlare diventano due facce della stessa medaglia, quando sono utilizzate per proporre e non per imporre, quando rispettano l’interlocutore e non desiderano convincere, quando vogliono testimoniare la verità con la discrezione, con la mitezza e l’umiltà della fede.

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