Giovanni di Dio: il santo che ha curato con la medicina della misericordia

Santi tra noi - 8 marzo 2017

giovannididioZENIT – Juan Ciudad nacque l’8 marzo 1495 a Montemor-o-novo, presso Evora, in Portogallo. All’età di 8 anni scappò di casa recandosi presso la città di Oropesa nella Castiglia. La gente di quella località vedendolo senza genitori lo iniziò a chiamare Giovanni di Dio. La sua vita proseguì compiendo vari lavori. Egli fece il pastore, il contadino e successivamente decise di arruolarsi nell’esercito come soldato di ventura. I soldi accumulati durante questa fase militaresca della sua vita, gli permisero di intraprendere una serie di viaggi per l’Europa e di giungere in Africa.

Dopo varie peripezie, passando da Gibilterra, giunse a Granada dove aprì una libreria. A Granada la sua vita ebbe un radicale cambiamento a seguito dell’ascolto della predicazione di Giovanni D’Avila. Quelle parole costituirono la svolta della sua vita: vendette la libreria, si spogliò di tutto quello che possedeva e decise di mendicare per procurarsi il sostentamento per vivere. Proprio durante questo periodo della sua vita Giovanni pronunciò quella frase per cui ancora oggi viene ricordato; “fate (del) bene fratelli”. Quella frase corrispondeva ad un coerente stile di vita. Giovanni teneva per sé l’essenziale per vivere e distribuiva i suoi proventi alle persone più bisognose.

A questo punto avvenne un episodio che segnò la sua vita. Giovanni fu fatto rinchiudere dentro un manicomio per il suo radicale cambiamento di vita. Il vivere in quel luogo gli fece comprendere la crudeltà con la quale venivano sottoposti i ricoverati di quel reparto psichiatrico. Uscito da quel luogo di sofferenza, egli ebbe l’ispirazione di aprire un ospedale per curare, in particolare, coloro che soffrivano a causa di malattie mentali. Anche se Giovanni non aveva frequentato la facoltà di medicina, iniziò a curare quelle patologie mentali con grande amore, rispettando sempre la dignità della persona umana. Egli era convinto che molte malattie mentali potevano essere sanate guarendo lo spirito umano. Giovanni può essere considerato a pieno titolo il precursore della psicologia e della psichiatria. Con l’obiettivo di offrire una guarigione integrale del malato, Giovanni fondò insieme ad alcuni suoi collaboratori l’ordine dei Fratelli Ospedalieri, chiamati con il nome di Fatebenefratelli.

Giovanni morì l’8 marzo del 1550 all’età di 55 anni. Fu canonizzato nel 1690. Il papa Leone XIII lo dichiarò patrono degli ospedali e di quanti operano per curare gli infermi.

Quale insegnamento lascia questo grande santo della carità? La grande crisi economica nel quale versa tutto il pianeta ha prodotto diversi tagli nella spesa pubblica, giungendo ad arrivare a tagliare i fondi per la sanità. Nei Paesi più agiati registriamo un taglio delle prestazioni essenziali con la conseguenza per i cittadini di rivolgersi alle strutture private, pagando costi che non sempre sono accessibili a tutti. Molte persone, anche in Italia, rinunziano a curarsi perché sono impossibilitati a pagare somme di denaro di cui non dispongono. Le persone anziane, le famiglie numerose o i gruppi familiari monoreddito, diventano quella fascia silenziosa e nascosta della popolazione che viene raggiunta da questa esclusione al diritto a ricevere cure adeguate.

La situazione diventa drammatica se si considerano quei tanti Paesi poveri che hanno visto ridurre ulteriormente i servizi sanitari che gli consentivano di curarsi da malattie comuni o comunque da patologie per le quali esistono cure efficaci per avere la guarigione.

Giovanni di Dio ha riscontrato una situazione critica, reagendo non con rassegnazione ma affidando a Dio l’inizio dell’opera di carità per la cura dei malati. Tanti ordini religiosi sono stati fondati con l’intenzione di rimanere vicino a Cristo presente nella persona del malato. Tanti preti, suore e consacrati hanno deciso di dedicare tutta la loro vita al servizio del malato, perché sono stati ispirati dallo Spirito Santo a servire l’umanità sofferente raggiunta da gravi malattie. Essi hanno tratto la loro ispirazione e le loro energie dall’annunzio evangelico il quale invita alla cura integrale della persona umana.

L’uomo ha bisogno di ricevere una cura del corpo e dello spirito. Giovanni di Dio è stato un grande iniziatore della cura delle malattie mentali, avviando una metodologia di cura innovativa per i suoi tempi. Come Giovanni Bosco, anche non avendo studiato pedagogia, è stato l’iniziatore dell’educazione preventiva, così Giovanni di Dio, anche senza avere studiato psicologia o psichiatria, è stato il pioniere della cura delle patologie mentali attraverso la sincerità del dialogo e l’ascolto misericordioso delle difficoltà altrui.

Giovanni di Dio ha avuto il merito di coniugare il messaggio cristiano e una profonda conoscenza della psicologia umana. I Vangeli contengono una autentica antropologia umanizzante, la quale rivela le virtù ed i talenti dell’uomo. Nello stesso tempo i Vangeli evidenziano le sue inquietudine, le sue debolezze ed il suo senso di smarrimento. Tanti disagi esistenziali derivano da mali commessi, da dolori subiti o da situazioni rifiutate. Davanti a queste situazioni il cristiano ha la consapevolezza di potersi affidare all’autentico medico delle anime e dei corpi, Gesù Cristo, il quale ha la capacità di guarire profondamente ed integralmente l’uomo, a condizione di trovare un cuore aperto alla fede. Per questo è importante avvicinarsi al malato per guarire la sofferenza del corpo, ma anche portare la misericordia di Dio.

Quanto è importante per gli operatori sanitari accostarsi al malato con tante dolcezza e compassione, perché possa trasparire l’amore di Dio per l’uomo sofferente. Se per il medico e l’infermiere diventa fondamentale avere una grande competenza medica per trovare una cura efficace o proporre una cura palliativa per il paziente, per i cappellani ospedalieri o, più in generale per coloro che svolgono la pastorale dei malati, diventa essenziale avere il coraggio, il rispetto e la fermezza di annunziare l’amore di Dio anche nelle situazioni più dolorose. La speranza cristiana diventa quella medicina spirituale capace di sostenere il malato nel momento della prova e di suscitare la grazia di desiderare, domandare e credere di vivere per l’eternità insieme a Dio nella comunione dei santi.

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