Margherita da Cortona e le altre

Santi tra noi - 20 febbraio 2018

La prossima data del 22 febbraio, memoria liturgica di santa Margherita da Cortona, mi porta alla mente l’esperienza di tante grandi mistiche cristiane, un’esperienza illuminante per i nostri tempi, secondo le profetiche parole di Karl Rahner: “il cristiano del XXI secolo o sarà un ‘mistico’ o non sarà”.

Margherita si inserisce in quel grandioso affresco della mistica femminile medioevale in cui lei e le sue innumerevoli compagne, in Toscana, in Umbria e in giro per l’Europa, si inventarono uno stato religioso prima inesistente, fuori dai monasteri e fuori dalla famiglia, riuscendo a fare di Cristo la loro risorsa di libertà per una straordinaria avventura umana e divina. Donne che vissero in una varietà di condizioni di vita religiose, individuali o comunitarie, spesso non riconosciute canonicamente, quando non condannate come ereticali, nelle quali le forti esperienze mistiche si intrecciavano al lavoro e alle opere caritative, e alle ardenti invettive contro la corruzione del clero.

“I movimenti radicali medievali, preludio via via più prossimo alla Riforma, rivendicavano il diritto alla predicazione. E, in essi, non poche donne si affrancarono dalla soggezione loro imposta della prassi culturale” (Cettina Militello). Non quindi in fuga dal mondo, ma in una pratica quotidiana e di impegno nei confronti del mondo. Non a caso, l’attuale pensiero femminile, ha ricuperato come “filosofe” le grandi mistiche, riscoprendone i tesori letterali e poetici, approcciandosi alla loro storia con nuove metodologie e nuove domande. Ciò ha consentito di fare uscire dalla dimenticanza, o dall’ uso meramente devozionale, la teologia in lingua materna fiorita in Europa nel Medioevo, e non solo.

Sullo sfondo di questo fenomeno generale, al di là di ogni stereotipo sulla figura della “penitente”, delineo brevemente la vita della santa: Margherita da Cortona nacque a Laviano nel 1247; orfana di madre, dopo un’infanzia complicata da un lungo conflitto con la matrigna, si innamorò ricambiata di un giovane nobile di Cortona. Ebbero un figlio anche se i due non si sposarono mai: ma lo stile agiato al quale Margherita era abituata nei nove anni di convivenza terminò bruscamente il giorno in cui lui venne ucciso. Disprezzata da tutti e accusata di stregoneria, tornò a casa del padre ma venne duramente respinta.

Stabilitasi a Cortona a casa di due generose donne che le fecero conoscere i frati minori del convento di San Francesco, le venne concesso di praticare la regola del terz’ordine francescano e di intraprendere uno stile di vita eremitico in una cella vicino al convento, in continua preghiera e penitenza, sostenuta da estasi e rivelazioni da parte di Cristo. L’intensa vita in contemplazione non le impedì di dedicarsi ai più bisognosi e agli ammalati, tanto che questo impegno favorì la costruzione dell’ospedale di Santa Maria Misericordia.

Nel 1288 Margherita si trasferì in una cella ancora più fredda, angusta e isolata sulla rocca di Cortona, situata vicino a una chiesa dedicata ai santi Basilio, Egidio e Caterina fatta costruire da lei; in questo modo si sottrasse alla guida spirituale dei francescani affidandosi a un sacerdote,che la seguirà fino alla morte nel 1297.

Chiamata a svolgere un ruolo di richiamo alla riconciliazione e alla pace della sua città, Margherita è santa perché realizzò i i diversi aspetti della sua umanità: il fascino della bellezza, l’ebbrezza dell’amore, la gioia della maternità. Margherita da Cortona appartiene alla schiera delle donne che hanno cercato il contatto con l’ Assoluto, scavalcando le mediazioni umane, a riprova di ciò che sostiene Adriana Valerio: “Nel corso della storia, nonostante visioni antropologiche sfavorevoli, molte donne sono state soggetto di magistero attraverso le tante attività pastorali, profetiche e missionarie delle quali sono state protagoniste”.

Anna Rotundo

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