Una piccola donna di Dio contro la violenza: Maria Goretti

Santi tra noi - 6 luglio 2018

Questo breve scritto vuole essere una risposta ad alcune obiezioni su una figura controversa: sto parlando di Santa Maria Goretti, che la Chiesa ricorda il 6 luglio, e alla quale sono particolarmente grata per averla sentita vicina in un momento difficile della mia vita.

Ma al di là della mia esperienza personale, non condivido una certa polemica sul suo essere un modello negativo e antifemminista. Alcuni affermano che Maria Goretti sarebbe il modello che ci hanno dato, quello che serve alla società per misurare la nostra colpa: la donna deve resistere fino alla morte, altrimenti è consenziente, cioè è complice del proprio stupratore. Ma è importante evidenziare che Maria Goretti è stata proclamata Santa non certo per aver subito violenza, ma per aver perdonato il suo carnefice analogamente a quanto fece Gesù sul Calvario e per il proposito, espresso nel giorno della sua Prima Comunione, di vivere senza compiere alcun peccato. Né è sensata l’obiezione sul suo perdono inteso come un lasciapassare a violenze e soprusi: Alessandro Serenelli espiò la sua pena di 30 anni di carcere, chiese perdono ai familiari della fanciulla e disse, relativamente ai suoi 30 anni di carcere,  “certi delitti non si pagano mai abbastanza”. Rifiutando di avere rapporti sessuali con Serenelli, mi appare tutt’altro che, come viene obiettato, modello di passività e di donna che tace e subisce: Maria Goretti, una bambina che grida il suo rifiuto ad un adulto più forte di lei fisicamente e socialmente, mi appare come un modello di forza, di lotta e di rivendicazione della dignità della donna di fronte ai soprusi che ancora oggi tante donne sono costrette a subire. Maria Goretti è attuale perché ribadisce che ogni donna, anche se povera e indifesa, ha il diritto di rifiutarsi alla violenza, ha il diritto di difendere la sua dignità. Era davvero forte e decisa, nonostante l’età: lavorava, accudiva i fratelli, pregava. Maria ha trovato questa forza e  coraggio nella fede in Dio, nel suo sentirsi figlia di Dio. La stessa che la condurrà a perdonare il suo uccisore portando anche sua madre a fare lo stesso.  Afferma la teologa statunitense Eileen Stenzel, in un saggio pubblicato sulla rivista internazionale di teologia Concilium: ” Come riportano gli atti del processo di canonizzazione, dopo la morte Maria apparve ripetute volte al suo assassino riuscendo a convertirlo e divenendo quindi “rappresentante di Cristo nella sua opera di redenzione”. Dimostrò così che anche le donne, e non solo gli uomini, “sono capaci di rappresentare Cristo sulla terra”, condizione necessaria per l’ accesso al sacerdozio secondo la teologia. Nella situazione di peccato costituita dall’ aggressione di Maria da parte del suo assassinio, Alessandro Serenelli,  la grazia e la redenzione, ossia la conversione di Alessandro, sono entrati per mezzo dell’ atto di obbedienza di Maria fino ad accettare la morte. Questa rappresentazione di Gesù da parte di Maria Goretti è una sfida all’ attuale posizione del Vaticano, per cui le donne non possono accedere all’ ordinazione perché non rappresentano Cristo sulla terra”.

Io aggiungo che  Maria Goretti dovrebbe urgentemente e finalmente essere ascoltata dagli uomini di chiesa in modo da spingerli ad impegnarsi fortemente a rispettare profondamente le donne (penso alle violenze compiute da alcuni di essi nei confronti di donne, bambine e bambini)!

A me questa bambina uccisa in modo così violento fa una tenerezza infinita. La sento vicina  non solo a tutte le donne vittime di violenza, ma anche a tutti i bambini e le bambine abusate.La sento inoltre vicino a tutte le donne nella giusta rivendicazione della loro dignità,  del loro diritto a dire “NO”|

Anna Rotundo

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