Testimonianza di Janeth Zurita, detenuta del carcere cileno

Ecco la testimonianza commossa della detenuta Janeth Zurita, rivolta a Papa Francesco nel momento dei saluti, in occasione della visita del Santo Padre appena conclusasi, nel carcere femminile cileno:

Caro papa Francesco: desidero darti il ​​benvenuto a nome di tutti gli uomini e le donne private della libertà in Cile, in particolare di noi che sono qui oggi; luogo di privazione della libertà, ma non di sogni e speranze.
Voglio ringraziarti per aver pensato alle donne che sono private della loro libertà, perché quando lo facevano, so che pensavano anche ai nostri figli e alle nostre figlie. Papa, i nostri figli sono quelli che soffrono di più a causa dei nostri errori. Con la nostra privazione della libertà i loro sogni sono troncati e questo è un profondo dolore per noi.
Papa Francesco, molti di noi qui conoscevano la tenerezza e la misericordia di Dio attraverso i cappellani, gli agenti pastorali e i volontari. Tutti coloro che, senza aspettarsi nulla in cambio, arrivano settimanalmente per condividere la fede e la grazia di Gesù che ci solleva dalla tristezza.
Padre Francisco, la pastorale ha creato gli spazi Mandela dove viviamo con maggiore dignità; e ci addestrano anche in un mestiere che ci fornisce gli strumenti per affrontare la vita quando recuperiamo la libertà. C’è anche la Mujer Levántate Foundation che ci aiuta a stare in piedi con gli accompagnamenti e a collegarci di nuovo con le nostre famiglie.
Papa Francesco, Papa amico dei poveri e scartato, ti chiedo in nome di tutti e di tutti coloro che sono privati ​​della libertà che d’ora in poi tieni presente nelle tue preghiere i nostri figli e noi; e ti chiedo di dire a Dio di avere pietà dei nostri figli poiché anche loro servono una frase innocente. Possa Dio anche avere pietà di noi e darci il suo amore e la sua grazia per sopportare tanto dolore e affinché la nostra fede non si estingua mai.
Grazie ancora per essere qui. La sua presenza benedice gli imprigionati del nostro paese. Abbiamo fatto un errore, abbiamo fatto del male e oggi, pubblicamente, e davanti a te, papa Francesco, chiediamo perdono a tutti quelli che abbiamo ferito col nostro crimine. Sappiamo che Dio ci perdona, ma chiediamo anche che la società ci perdoni.
Possa il Signore darti vita e salute per continuare ad essere il Padre e il Pastore di cui noi, i poveri, abbiamo bisogno. Che Dio ti benedica. Grazie mille

Redazione

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