Un “miracolo del pane” in un convento della Tuscia

Storie - 23 dicembre 2016

imageZENIT – Sul finire del 1700 e nei primi anni del 1800, possedere una grande forno era, soprattutto nei piccoli centri abitati, una grande fortuna. Madre Lillia del Crocifisso, devota amica di san Paolo della Croce e solerte Fondatrice di un Istituto di Terziarie francescane dedito all’educazione delle fanciulle, volle che i suoi Monasteri, pur vivendo la francescana povertà, non fossero privi di quel bene sommo che è il forno.

Anche il poverissimo Monastero di Ischia ne aveva uno che era meta di molti abitanti del luogo i quali, portando la misera farina raccolta, ricevevano dalle buone suore del pane cotto e fragrante con il quale sfamare i loro cari. In questo Monastero, nell’anno 1802, divenne Superiora un giovane monaca di origine toscana, suor Maria Maddalena dell’Incarnazione. La sua devozione per il Santissimo Sacramento, che così spesso quelle suore adoravano, era nota a tutti, dentro e fuori Convento, quanto però alle sue capacità di governo nessuno sospettava nulla, anzi ci si meravigliava che avessero potuto eleggere lei, superiora di quel Convento.

Nell’estate di quell’anno la miseria fu più grande che mai. Le campagne non avevano dato un buon raccolto, si era già a metà giugno e poco o nulla si riusciva a raccogliere. Il 16 giugno era giovedì, giorno del Corpus Domini, le sorelle converse, addette al Forno, andarono dalla Madre dicendole che non si trovava farina in tutta Ischia se non un paio di staia, gentilmente offerte dalla signora Margherita Castiglioni, e altre piccole porzioni di farina racimolate qua e là.

La Madre ingiunse, in virtù di santa obbedienza, alle due sorelle di buttare la farina nella solita quantità d’acqua e mescolare: il Signore avrebbe provveduto al solito quantitativo di pane. Le due, credendola del tutto sprovveduta di nozioni circa l’impasto del pane, la guardarono con un pizzico di ironia, tuttavia obbedirono e si cinsero a mescolare il composto acquoso, entro al quale la farina si faticava a riconoscere.

Da pochi attimi però Madre Maria Maddalena era giunta in coro, quando misteriosamente la farina si rapprese e il composto andò inspiegabilmente ad aumentare di volume e crebbe e si amalgamò fino a diventare una pasta bella e filante, pronta per essere trasformata in pagnotte bianche come non lo erano mai state in quei calamitosi tempi.

Le converse, attonite e confuse, cossero la medesima quantità di pane che durò per molti giorni, sfamando le sorelle del Monastero e la gente di Ischia, fino al giorno dei Santi Pietro e Paolo, cioè il 29 giugno di quello stesso 1802. Il miracolo passò di bocca in bocca e giunse all’orecchio del Vescovo che nel giorno 5 luglio dello stesso anno, aprì un processo diocesano sul miracolo da cui, appunto, abbiamo attinto queste notizie.

Cosa può insegnare a noi dell’Eucaristia quale Sacro Convito, questo evento prodigioso che non riguarda direttamente il santissimo Sacramento? Il legame più forte con l’Eucaristia è rappresentato dal giorno – certo non casuale – in cui è avvenuto il miracolo: il Corpus Domini. Se il Giovedì Santo la Chiesa ricorda l’istituzione dell’Eucaristia e quindi il Mistero di questo Convito strettamente legato al sacerdozio ministeriale, nel giovedì del Corpus Domini (oggi purtroppo spostato alla domenica) la Chiesa guarda all’Eucaristia come Banchetto offerto a tutti i popoli.

 

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